L’abito a quadri, la ricchezza dei colori è una rivoluzione nella rivoluzione

Il fascino della rivoluzione francese ci ha lasciato un’eredità che conoscono tutti: quella della giacca e dei pantaloni che conosciamo oggi. Furono infatti quei primi proletari, con le loro “carmagnole” le giacche corte (in contrapposizione alle marsine della nobiltà di quel tempo) che si adattavano alla dinamicità del far fronte a una vita dura e difficile, a tramandare quella praticità nel corso degli ultimi tre secoli.

Pochi però conoscono il segreto del colore, che può essere considerato una rivoluzione nella rivoluzione. Furono infatti quelle prime “carmagnole”, a quei tempi con tessuti a righe o quadrettoni, a tramandare nei secoli un’eleganza che altrimenti sarebbe arrivata a noi con la monotonia dei panni scuri appannaggio esclusivo delle classi elevate.

Poi, come sempre succede nella globalizzazione di ieri e di oggi, a tracciarne una seconda storia fu l’inglese Lord Brummel, la cui “Bibbia” dell’eleganza e della praticità del panno dalle tonalità grigio fumo, blu notte e nero, obbligo i sarti ad uno sforzo di fantasia.

Le mille varianti per differenziare solo il taglio, nella monotonia generale dei tessuti d’ordinanza, hanno effettivamente creato il mondo della moda e dell’eleganza maschile che è sopravvisuta fino a noi con un’unica variante di determinate rilievo.

Sarà questa variante – la ricchezza del taglio che sposa l’allegria e la vivacità del colore – a determinare quel “fusion” che oggi ci regala i tagli più eleganti in una praticamente infinita cartella di disegni e colori.

Grazie a questa rivoluzione nella rivoluzione il dinamismo dei nostri tempi ha la sua eleganza. E probabilmente ci vorrà un’altra rivoluzione per togliercene il piacere, giorno dopo giorno.

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