Il fascino intramontabile della maremmana, la giacca che veste un modo di essere

La storia della giacca maremmana ha il fascino di alcune favole. Indossata dai butteri dei secoli scorsi, i suoi modelli erano caduti in disuso con l’avvento della “modernità”.

Fino a quando da qualche baule polveroso appartenuto a vecchi bisnonni non è rispuntato il modello capostipite: velluti naturali, fustagni e pilor (ma anche in qualche caso elegantissimi tweed inglesi da n.h. nobil homo) ampiezza di maniche adatta a una vita dinamica all’aria aperta, tasche incredibilmente comode e capienti, compresa talvolta una tasca posteriore – detta “la ladra” – capace di ospitare qualche piccolo furto di campagna o il provento di una caccia imprevista.

E’ da questo ritrovamento che riprese inizio una tradizione sartoriale capace di dare nuovo smalto e nuova storia all’identità di uno dei luoghi più singolari della nostra Toscana e dell’intero pianeta.

La giacca, di per sé, anche da nuova ha mille storie da raccontare e su cui fantasticare. Storie che, nel contrasto con la vita cittadina e metropolitana, rendono ancora più brillante la vita avventurosa per la quale la giacca è stata concepita.

Facile trasportare, già a partire dal nostro vissuto letterario, il fantastico indumento dal grossetano all’infinita Russia delle memorie del cacciatore di Turgenev, o alle praterie americane con i racconti di caccia di Hemingway o alle avventure di Sherlock Holmes nella brughiera del Mastino dei Baskerville.

Fantasie letterarie a parte, però, la maremmana oggi è l’ideale per vestire un modo di essere. Il richiamo a una vita che non ama star chiusa tra le pareti domestiche, la naturalità delle fibre e la versatilità di una confezione improntata al su misura, la comodità che conquista già quando la si prova in camerino.

Un modo di essere che Principe di Firenze valorizza da sempre nella propria scelta di giacche e accessori con il marchio Capalbio, anch’esso una garanzia ormai storica di originalità e stile.

giacca maremmana
giacca maremmana