Mettersi la maglia è un attimo, ma attenzione a questi cinque passaggi

Mettersi la maglia è un gesto semplice. Ci protegge con un caldo abbraccio quando è freddo, ci aiuta a stare freschi in estate grazie al potere isolante della lana. Una funzione essenziale, alla quale genio e creatività hanno dato tutte le varianti che sappiamo.

Conosciamo meno, invece, i cinque passaggi che aiutano a riconoscere la maglieria di qualità superiore che arricchisce l’offerta Principe di Firenze nei negozi e online.

Il primo passaggio è la qualità della materia prima

E’ naturale che vi siano lane superiori e altre di seconda o terza scelta, ma come riconoscerle? La risposta ovvia sarebbe “dalla lunghezza della fibra”, ma certamente sarà difficile che qualcuno possa riconoscerla dopo che la lana è stata lavorata e confezionata in maglia, maglione, gilet, pullover, polo Principe di Firenze.

Allora fidatevi anzitutto delle vostre mani. Toccate la struttura: deve essere morbida, ma essere allo stesso tempo forte, compatta, resistente. Questa caratteristiche derivano da lane “primo fiocco” a fibra lunga, che possono essere pettinate, rasate, rifinite e accoppiate con una vestibilità perfetta.

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Il secondo passaggio è la tintura e la filatura

Sono i due processi “industriali” che confezionano la preziosa fibra e che contengono i processi di lavatura, cardatura, stiratura, assemblaggio, torcitura e quant’altro necessario per passare dal pelo d’animale all’opera d’arte e ingegno da indossare. Qui la qualità si riconosce ad occhio: la tintura del filo, la presa del colore, la compattezza della singola fibra.

Il terzo passaggio è il rimaglio e la tessitura

Sono le lavorazioni dalle quali nasce la maglia nella sua forma. La tessitura, smacchinatura della lana – in purezza o nei suoi abbinamenti con altre lane e fibre sinergiche – e il rimaglio che permette ai diversi pezzi del taglio disteso di essere assemblati nel capo da indossare, con le caratteristiche desiderare.

Occhio quindi alla tensione e alle morbidezze dei punti di congiunzione, qui l’occhio più esperto è in grado persino di capire dove finisce il lavoro delle macchine e dove prende avvio l’artigianalità dell’uomo.

Il quarto passaggio è un confezionamento scrupoloso e attento ai dettagli

Il modo con cui trovate attaccata un’etichetta, un bottone, la fermatura di una zip o la scrupolosità di una stiratura, sono un grande segno di qualità. Perché rappresentano i passaggi in cui non solo è indispensabile la cura della mano dell’uomo, ma si mette in gioco anche il tempo e il know how di quella mano.

Cose che possono tradire la fretta e in qualche caso anche il poco amore e un concetto un po’ troppo globalizzato della manodopera, o che invece possono raccontare di attenzione e passione a ciò che si fa e si propone.

Infine il quinto ed ultimo passaggio, la lavorazione e la proposta delle fibre.

Chi si innamora di un modello e si ferma all’estetica potrà pure non farci caso, ma le lavorazioni e gli abbinamenti della lana sono anche la carta d’identità di una competenza.

Il melange di una lana due fili, ad esempio, o quelle lavorazioni “airwool” che aggiungono morbidezza a una lana ultraresistente, la lavorazione teflon del classico “coste”inglese impenetrabile all’acqua e all’umido atmosferico, i rasati leggeri del lambswool o dei merinos, anche nella lavorazione “verlana” dalle incredibili leggerezze e performance.

E poi tutti gli abbinamenti più blasonati che sono in molti casi persino un’esclusiva della maglieria Principe di Firenze: lana e seta, cashmere e viscosa, lana e cashmere.

Finendo con gli abbinamenti, soprattutto nel settore dei gilet, con i reversibili e inserti di tessuto e accoppiati, di squisito taglio e tradizione scozzese e inglese. Quel meglio che abbiamo importato e fatto nostro anche nella cultura italiana della proposta Principe di Firenze.

Cashmere, un milione di buoni motivi per indossarlo. Anzi un millionaire

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