Ready to wear e sartoria, la sfida impossibile che ha fatto bene a tutti

Secoli di storia sartoriale e poco più di mezzo secolo di abiti preconfezionati. Se fosse una partita di calcio la sfida sarebbe persa 1000 a 50. Eppure sarebbe riduttivo affidare la vittoria a tavolino, perché ogni esperto di moda e di stile sa che i due settori, invece che scontrarsi – come avvenne in un primo tempo nei primi anni Sessanta del secolo scorso – hanno finito col migliorarsi a vicenda, migliorando anche l’eleganza maschile.

E non stiamo parlando di migliorarne l’accessibilità, dal momento che oggi un ottimo ready to wear può costare quanto o di più dell’equivalente capo cucito a mano in sartoria. Stiamo proprio parlando di stile e qualità. Dunque di un’eleganza “universale” che ormai sarebbe riduttivo confinare da una sola parte.

Sartoria

E’ per questo che in negozi come Principe di Firenze questi due aspetti dell’eleganza maschile convivono perfettamente. La sartoria su misura, con tutto il suo fascino, l’esclusività e il maestro sarto Mathieu Avognan sempre a disposizione, e il confezionato pronto all’uso con tutta la sua indiscutibile e veloce praticità. Ma i due concetti convivono perfettamente anche nel guardaroba dell’uomo elegante contemporaneo. Dal momento che trovarvi esclusivamente abiti di sartoria o di confezione sarebbe, nel migliore dei casi, un atteggiamento troppo snob o troppo cheap. Il vero uomo elegante, anche se poco abbiente, custodirà sempre nell’armadio almeno un capo di sartoria e viceversa. E questo anche quando si è in possesso di caratteristiche fisiche da modello che ci permettono il lusso (se lusso vogliamo proprio chiamarlo) di indossare una 48 perfetta dal fit alla lunghezza delle maniche.

Il perché è molto facile e riguarda, appunto, la sinergia che si è venuta a creare dopo la guerra tra i due settori. Dal 1968 in avanti, che molti ricordano solo per la contestazione, c’è stata anche una rivoluzione “altra” che ha nobilitato l’abito di confezione cercando di imparare dalla migliore sartoria. Il risultato è stata l’estinzione all’unisono dei sarti che cucivano peggio del confezionato e delle confezioni che producevano abiti che non vestivano ma “coprivano” gli acquirenti. Fino ad oggi, dove distinguere un bell’abito di sartoria o confezione è sempre più una questione di dettagli quasi invisibili a un occhio poco o mediamente allenato.

Il gentleman di oggi tiene dunque al rigore raffinato dell’abito di sartoria, ma sempre più spesso infila nel trolley anche una bella giacca sportiva (una Folcea, ad esempio) che lo veste perfettamente anche se è un ready to wear. Farlo, anzi, è persino liberatorio. Indizio di una mente aperta che non si lascia condizionare dagli schemi – spesso banali e privi di fantasia – di un certo marketing della narrazione.