Liscia, stampata o… i mille volti di una cravatta Principe di Firenze

Eh no, le cravatte non sono tutte uguali. E comunque la pensiate è una bella fortuna. Perché se l’accessorio più indossato al mondo (nella metà maschile, che è un po’ meno della metà esatta) fosse un’unica striscia di stoffa ci sarebbe di che soffrire di noia e monotonia.

La cravatta è quanto di più vicino ci sia a un mondo fatto di caste e titoli più o meno nobiliari… non a caso la prima divisione di classe viene spontanea ed è tra uomini con o senza cravatta, e non mancano le tifoserie per l’una e l’altra.

La democrazia della cravatta

Eppure la cravatta è anche l’accessorio più democratico. Sta bene a tutti e basta da sola a rendere elegante anche un completo così e così. Non c’è uomo al mondo che abbia superato l’età della prima comunione che non l’abbia indossata almeno una volta nella vita.

Per tutti gli altri i gradi di intensità dell’esperienza sono naturalmente diversi. Per alcuni si tratta di una volta ogni tanto, per altri la cravatta è l’ultimo gesto della routine del mattino prima di uscire, tanto che c’è chi la considera una seconda spina dorsale.

Per fare quel piccolo nodo ci vuole un tessuto magico

Dei nodi e delle loro simbologie nella scala dell’umano sapere e dell’umano apparire, ne abbiamo già parlato. Ma vi siete mai chiesti come possa oltre un metro di tessuto essere annodato al collo con tanta armonia e proporzione? La risposta è che per elevarsi al rango di cravatta ci vuole un tessuto magico: la seta!!! Con l’eccezione (per gli amanti dell’invernale) di una lana, particolarmente sopraffina.

una cravatta

Le cravatte Principe di Firenze le hanno entrambe, lana e seta, in tutte le loro elegantissime varianti.

C’è seta e seta

E da Principe (negozio o online) le troverete entrambe. La seta cruda (la quale oltre alle cravatte arricchisce anche la collezione di papillon) e la seta lavata, bellissima e morbidissima con quella sua allure un po’ fané (ma fané modernissimo) che gioca coi preziosi disegni come in certe pitture dei secoli scorsi – manierismo o macchiaioli che siano –alleggerendone la luce, ammorbidendone i contorni.

Poi ci sono le sete lavorate a jacquard, i cui toni giocano tutto sui contrasti e sulla tridimensionalità del disegni, che diventano simbolo di raffinata sobrietà.

C’è, infine, la seta lavorata a uncinetto, nella classica forma tubolare, in cui la finissima titolatura del filo è abbracciata da un rinforzo in seta che la rende allo stesso tempo impalpabile e robustissima.

Su tutte c’è poi una caratteristica a cui la cravatta Principe di Firenze non vuole rinunciare: seta italiana e delle migliori. Quando vedete un panorama di gelsi, in qualche bella fotografia del nostro nord, è probabile che le sue foglie abbiano nutrito l’unico produttore autorizzato… il simpatico baco, anch’esso un po’ principesco.

La cravatta, la seconda spina dorsale dell’uomo elegante