natale 2018

Natale 2018, il regalo più bello è un po’ di intimità

Natale 2018, il regalo più bello è un po’ di intimità

Fanatici e fanatiche del regalo, stressati dalla mancanza di idee, ansiogeni dell’originalità. Rilassatevi, quest’anno il regalo più bello e trendy che potete fare è un po’ di intimità.

Suggerisce la vostra vicinanza, sa di anticonformismo e – soprattutto – combatte l’eccesso di consumismo tipico delle feste con un pieno di utilità.

Il patto, naturalmente è che sia un’intimità elegantissima, fatta di qualità superiore e per durare, fatta insomma per tenere saldi i rapporti… ogni genere di rapporti, tra chi regala e chi riceve, tra chi prende e chi sorprende.

Principe di Firenze ha pensato a voi, e senza scendere più di tanto nell’intimo, vi suggerisce di dare un’occhiata ai pigiami. Maschili e femminili.

Fattura rigorosamente toscana, cotone di alta qualità, taglio elegantissimo e quelle morbidezze che nessun dozzinale pigiama potrà mai regalarvi.

Perché ormai il pigiama è un capo di abbigliamento che non serve solo per lasciarsi avvolgere da un sonno egoista o solitario, ma un must have casalingo a tutti gli effetti.. compreso quello (idea per capodanno?) di un pigiama party.

Poi, a fior di pelle, sarà bene fare un pensierino a un altro classico intramontabile, come il box uomo, nelle fantastiche versioni in cui il cotone non è l’unico protagonista e, per l’universo femminile, la selezione Principe di Firenze dell’ambitissimo marchio Harno, che dà risposte serie, seducenti o sbarazzine ad ogni forma dell’intimo femminile.

Unica controindicazione? Indossare un pigiama uomo o donna principe, su un intimo così raffinato per lui o per lei, può far passare la voglia di mettere il naso fuori di casa, preferendo un’intimità a due… e che amici, impegni mondani e familiari aspettino pure, per una volta.

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giacca donna

Barbour e Principe di Firenze, anatomia della giacca donna più ambita che mai

Barbour e Principe di Firenze, anatomia della giacca donna più ambita che mai

Quando si dice lusso si dice anche qualità. Ed è sulla qualità che si regge da tanti anni il sodalizio tra i negozi Principe di Firenze (Firenze, Lucca e Forte dei Marmi) compreso il nostro e-shop e uno dei marchi più apprezzati di questo autunno inverno.

Una collezione femminile fantastica, a partire dalla giacca trapuntata Barbour, un modello aerodinamico con il classico esterno trapuntato a zig zag, cerniera a doppio cursore, collo a imbuto e polsini elasticizzati per “sigillare” il vento.

Una giacca che abbina alle migliori qualità tecniche, la sobrietà e la femminilità dei capispalla lusso più desiderati di ogni tempo.

Una scelta che Principe di Firenze ha voluto abbinare anche ad altri brand blasonati – vedi a proposito i maglioni donna Woolrich – e alle proprie collezioni a marchio Principe di Firenze. L’idea è un femminile che “si spoglia” dall’alone da fiaba o da passerella in cui spesso la donna si sente relegata e che invece ne libera tutto il potenziale di dinamismo e adiacenza alla realtà quotidiana.

La donna Principe di Firenze ama le passerelle, ma fa con squisita superiorità anche lo slalom in scooter sfidando il traffico senza rinunciare alla propria eleganza e sicura di un comfort superiore.

La sicurezza del brand noto che fa status symbol si abbina così anche alla scelta tra collezioni che vestono e rendono femminile la lana merinos, con le interessantissime polo donna, o il maglione a coste inglese, immune all’umidità.

Capi e oggetti che amano accompagnare ogni momento della giornata e che non rinunciano a quel tocco di civetteria – dal colore a un taglio slim – che veste perfettamente anche grandi e piccole occasioni.

https://www.principedifirenze.it/abbottonatura-a-sinistra-fascino-ed-emancipazione-ecco-la-camicia-al-femminile/

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mettersi la maglia

Mettersi la maglia è un attimo, ma attenzione a questi 5 passaggi

Mettersi la maglia è un attimo, ma attenzione a questi cinque passaggi

Mettersi la maglia è un gesto semplice. Ci protegge con un caldo abbraccio quando è freddo, ci aiuta a stare freschi in estate grazie al potere isolante della lana. Una funzione essenziale, alla quale genio e creatività hanno dato tutte le varianti che sappiamo.

Conosciamo meno, invece, i cinque passaggi che aiutano a riconoscere la maglieria di qualità superiore che arricchisce l’offerta Principe di Firenze nei negozi e online.

Il primo passaggio è la qualità della materia prima

E’ naturale che vi siano lane superiori e altre di seconda o terza scelta, ma come riconoscerle? La risposta ovvia sarebbe “dalla lunghezza della fibra”, ma certamente sarà difficile che qualcuno possa riconoscerla dopo che la lana è stata lavorata e confezionata in maglia, maglione, gilet, pullover, polo Principe di Firenze.

Allora fidatevi anzitutto delle vostre mani. Toccate la struttura: deve essere morbida, ma essere allo stesso tempo forte, compatta, resistente. Questa caratteristiche derivano da lane “primo fiocco” a fibra lunga, che possono essere pettinate, rasate, rifinite e accoppiate con una vestibilità perfetta.

mettersi la maglia

Il secondo passaggio è la tintura e la filatura

Sono i due processi “industriali” che confezionano la preziosa fibra e che contengono i processi di lavatura, cardatura, stiratura, assemblaggio, torcitura e quant’altro necessario per passare dal pelo d’animale all’opera d’arte e ingegno da indossare. Qui la qualità si riconosce ad occhio: la tintura del filo, la presa del colore, la compattezza della singola fibra.

Il terzo passaggio è il rimaglio e la tessitura

Sono le lavorazioni dalle quali nasce la maglia nella sua forma. La tessitura, smacchinatura della lana – in purezza o nei suoi abbinamenti con altre lane e fibre sinergiche – e il rimaglio che permette ai diversi pezzi del taglio disteso di essere assemblati nel capo da indossare, con le caratteristiche desiderare.

Occhio quindi alla tensione e alle morbidezze dei punti di congiunzione, qui l’occhio più esperto è in grado persino di capire dove finisce il lavoro delle macchine e dove prende avvio l’artigianalità dell’uomo.

Il quarto passaggio è un confezionamento scrupoloso e attento ai dettagli

Il modo con cui trovate attaccata un’etichetta, un bottone, la fermatura di una zip o la scrupolosità di una stiratura, sono un grande segno di qualità. Perché rappresentano i passaggi in cui non solo è indispensabile la cura della mano dell’uomo, ma si mette in gioco anche il tempo e il know how di quella mano.

Cose che possono tradire la fretta e in qualche caso anche il poco amore e un concetto un po’ troppo globalizzato della manodopera, o che invece possono raccontare di attenzione e passione a ciò che si fa e si propone.

Infine il quinto ed ultimo passaggio, la lavorazione e la proposta delle fibre.

Chi si innamora di un modello e si ferma all’estetica potrà pure non farci caso, ma le lavorazioni e gli abbinamenti della lana sono anche la carta d’identità di una competenza.

Il melange di una lana due fili, ad esempio, o quelle lavorazioni “airwool” che aggiungono morbidezza a una lana ultraresistente, la lavorazione teflon del classico “coste”inglese impenetrabile all’acqua e all’umido atmosferico, i rasati leggeri del lambswool o dei merinos, anche nella lavorazione “verlana” dalle incredibili leggerezze e performance.

E poi tutti gli abbinamenti più blasonati che sono in molti casi persino un’esclusiva della maglieria Principe di Firenze: lana e seta, cashmere e viscosa, lana e cashmere.

Finendo con gli abbinamenti, soprattutto nel settore dei gilet, con i reversibili e inserti di tessuto e accoppiati, di squisito taglio e tradizione scozzese e inglese. Quel meglio che abbiamo importato e fatto nostro anche nella cultura italiana della proposta Principe di Firenze.

https://www.principedifirenze.it/cashmere/

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cashmere

Cashmere, un milione di buoni motivi per indossarlo. Anzi un millionaire

Cashmere, un milione di buoni motivi per indossarlo. Anzi un millionaire

Ogni cosa ha il suo inizio, dicevano i filosofi, e l’inizio del cashmere sta tutto lì: nella capra. Una capra cinese – tibetana per l’esattezza – importata prima in Scozia e poi un po’ dappertutto, specialmente in Europa.

Un animale semplice, senza troppe pretese e senza difficoltà d’allevamento, che ci regala, alla fine di ogni anno solare, poco più di duecento grammi di morbido pelo.

Eh sì, ci siamo intesi bene, il massimo della produzione è proprio quello: 200 grammi, numero che ai più superficiali fa venire in mente la giustificazione di un costo e a chi ama approfondire racconta anche molto altro: una storia lenta e preziosa..

cashmere

Del resto è vero che la capra si accontenta di poco in quanto a mangiare, dal momento che può cibarsi trasformando in energia persino sterpi secchi e rovi spinosi, ma è anche vero che ha bisogno di grandi spazi – non più di due capre per un ettaro, 10mila metri quadri – e di notevole competenza nella lavorazione.

Perché la capra lo produce per corredo genetico, ma poi ci vuole del genio per farne un ottimo cashmere. E qui agli amanti dell’allevamento intensivo e su scala industriale già potrebbe girare la testa.

cashmere

Su queste premesse il cashmere è il re assoluto della lana. Non c’è migliore leggerezza, potere avvolgente, versatilità modaiola e di lavorazione, resistenza ed eleganza.

Ci sono insomma un milione di buoni motivi per indossarlo… a cominciare dalla sua versione “millionaire”, la preferita nelle collezioni Principe di Firenze, che arriva dalla Scozia ed è caratterizzata da un filo solo, superleggero, quasi impalpabile ma tenacissimo e – Ça va sans dire – indistruttibile.

Da questo top, la maglieria Principe di Firenze, fa partire tutte le proprie proposte in cashmere. Si va dalla maglia classica, in cashmere filo rasato, prodotta in Scozia proprio per il brand Principe di Firenze, fino alle sinergie con altre fibre per modelli alternativi al classico scollo a v.

cashmere

Parliamo del paricollo dove un tocco di cashmere ingentilisce la robustezza di una lana due fili, oppure del lupetto con zip dove la preziosità del cashmere sottolinea la leggerenza e l’elasticità estrema di una viscosa raffinatissima.

Infine nelle versioni gilet, anche double face, dove alla lana per eccellenza si sposano tessuti o flanelle di estrema praticità ed eleganza.

cashmere

 

 


papillon principe

Di cotte e di crude, ecco le sete da papillon Principe di Firenze

Di cotte e di crude, ecco le sete da papillon Principe di Firenze

Un papillon in seta firmato Principe di Firenze è un concentrato di storia ed eleganza. Sceglietelo nelle pratiche versioni col gancio oppure nella tradizionale silhouette da annodare al volo e avrete immediatamente un look di cui andare a testa alta.

La scelta delle fantasie è praticamente infinita, grazie a una larghissima selezione di sete italiane di cui Principe di Firenze si vanta a buon titolo, viste le tante sete meno pregiate ed estere che ormai affollano i mercati. E proprio della storia della seta conviene fare un rapidissimo ripasso.

Per prima cosa perché ormai – e Principe di Firenze è il luogo e lo store online adatto – si deve conoscere a menadito la differenza tra le diverse sete: greggia, cruda oppure cotta o lavata. Vederla, soppesarla, approfondirne la conoscenza in ogni sfumatura di leggerezza, resistenza e colore.

Se ne siete curiosi vi interesserà sapere almeno i fondamentali. Nei suoi tremila anni di storia, dal momento che la prima filatura della seta nasce in Cina mille anni prima dell’era cristiana, la bava del baco da seta (in latino Bombix mori) che avvolge i bozzoli fino alla trasformazione in farfalle, si solidifica velocemente all’aria.

Non tutto il filamento però è seta, a questo si aggiunge un buon venti per cento di una proteina solubile in acqua, la sericina, che funziona da legante e irrobustente. Nel processo di filatura si parla di seta grezza quando non c’è stato nessun processo di lavaggio e di separazione di queste componenti del filamento. Di seta cruda, quando c’è un leggero lavaggio e di seta cotta o lavata, quando in più lavaggi viene eliminata interamente la parte collosa.

papillon principe

I diversi tipi di seta hanno naturalmente altrettanti tipi di pregio e di prestazione.

La particolarità sta nella successiva lavorazione col colore (sia esso stampato o tinto in filo) che necessita per ben stabilizzarsi sulla seta della maggiore purezza possibile.

E’ per questo che di solito le sete grezze e crude, per quanto bellissime, sono spesso monocolore e nei toni naturali. Mentre le sete cotte o lavate, più morbide al tatto, hanno una totale versatilità a qualsiasi tinta e stampa.

In qualsiasi modo la preferiate, però, dovreste sempre ricordarvi di avere tra le mani, in forma di cravatta o papillon, un materiale unico e delicatissimo.

Che va trattato con tutti i riguardi. Non tanto nell’indossarlo, perché risulta resistentissimo alle performance anche sostenute, ma nella sua manutenzione. La seta ama poco l’acqua e i lunghi lavaggi, che praticamente la dissolverebbero e ancora meno certi solventi nei detersivi che possono aggredirne la struttura.

Una cravatta macchiata, a meno che non la si possa recuperare inumidendo brevemente il tessuto, è bene portarla in lavanderia e affidarla all’esperienza di un professionista. Inoltre è sempre bene, una volta indossata, lasciare altrettanto tempo di riposo per non sottoporre a inutile stress la fibra e il capo.

Con questi pochi, semplici accorgimenti, un papillon Principe di Firenze può durare una vita intera, senza mai usurarsi al punto da doversene disfare.

https://www.principedifirenze.it/papillon-e-gemelli-must-have-capodanno/


una cravatta

Liscia, stampata o… i mille volti di una cravatta Principe di Firenze

Liscia, stampata o… i mille volti di una cravatta Principe di Firenze

Eh no, le cravatte non sono tutte uguali. E comunque la pensiate è una bella fortuna. Perché se l’accessorio più indossato al mondo (nella metà maschile, che è un po’ meno della metà esatta) fosse un’unica striscia di stoffa ci sarebbe di che soffrire di noia e monotonia.

La cravatta è quanto di più vicino ci sia a un mondo fatto di caste e titoli più o meno nobiliari… non a caso la prima divisione di classe viene spontanea ed è tra uomini con o senza cravatta, e non mancano le tifoserie per l’una e l’altra.

La democrazia della cravatta

Eppure la cravatta è anche l’accessorio più democratico. Sta bene a tutti e basta da sola a rendere elegante anche un completo così e così. Non c’è uomo al mondo che abbia superato l’età della prima comunione che non l’abbia indossata almeno una volta nella vita.

Per tutti gli altri i gradi di intensità dell’esperienza sono naturalmente diversi. Per alcuni si tratta di una volta ogni tanto, per altri la cravatta è l’ultimo gesto della routine del mattino prima di uscire, tanto che c’è chi la considera una seconda spina dorsale.

Per fare quel piccolo nodo ci vuole un tessuto magico

Dei nodi e delle loro simbologie nella scala dell’umano sapere e dell’umano apparire, ne abbiamo già parlato. Ma vi siete mai chiesti come possa oltre un metro di tessuto essere annodato al collo con tanta armonia e proporzione? La risposta è che per elevarsi al rango di cravatta ci vuole un tessuto magico: la seta!!! Con l’eccezione (per gli amanti dell’invernale) di una lana, particolarmente sopraffina.

una cravatta

Le cravatte Principe di Firenze le hanno entrambe, lana e seta, in tutte le loro elegantissime varianti.

C’è seta e seta

E da Principe (negozio o online) le troverete entrambe. La seta cruda (la quale oltre alle cravatte arricchisce anche la collezione di papillon) e la seta lavata, bellissima e morbidissima con quella sua allure un po’ fané (ma fané modernissimo) che gioca coi preziosi disegni come in certe pitture dei secoli scorsi – manierismo o macchiaioli che siano –alleggerendone la luce, ammorbidendone i contorni.

Poi ci sono le sete lavorate a jacquard, i cui toni giocano tutto sui contrasti e sulla tridimensionalità del disegni, che diventano simbolo di raffinata sobrietà.

C’è, infine, la seta lavorata a uncinetto, nella classica forma tubolare, in cui la finissima titolatura del filo è abbracciata da un rinforzo in seta che la rende allo stesso tempo impalpabile e robustissima.

Su tutte c’è poi una caratteristica a cui la cravatta Principe di Firenze non vuole rinunciare: seta italiana e delle migliori. Quando vedete un panorama di gelsi, in qualche bella fotografia del nostro nord, è probabile che le sue foglie abbiano nutrito l’unico produttore autorizzato… il simpatico baco, anch’esso un po’ principesco.

La cravatta, la seconda spina dorsale dell’uomo elegante


boxer principe di firenze

Piccoli appunti e due segreti per la biodiversità del boxer Principe di Firenze

Piccoli appunti e due segreti per la biodiversità del boxer Principe di Firenze

Che si porti sotto i pantaloni è fuori dubbio. Che lo si possa indossare con eleganza anche sulla pelle nuda è altrettanto certo. Eppure, anche se magari in questo momento il vostro intimo è un boxer in cotone, siamo certi di potervi svelare qualche piccolo trucco per starci davvero come un principe in quel boxer.

Per prima cosa accertatevi che il cotone di cui sono composti sia della stessa qualità (o anche di qualità superiore) di una buona camicia. Sembra una sciocchezza, ma un tessuto troppo leggero o “sfuggente” non è proprio il massimo della comodità.

Per non parlare poi del fatto che quel magnifico senso di assoluta libertà e comodità che si prova indossando un boxer, può trasformarsi, se l’intimo è sbagliato, in una fastidiosa tortura, compresi qualche prurito indesiderato e la necessità di frequenti “aggiustatine” che costringono a usare le mani in modo non propriamente elegante, se pur lontani da sguardi indiscreti.

Poi ci sono certi dettagli di cucito, ignoti persino alle più grandi e blasonate marche di questa particolare specie di intimo maschile. Si tratta di solito delle ampiezze dell’apertura frontale e, ancora più significativa, della tipologia di cucitura dell’elastico in vita.

Questi due particolari non amano la frettolosità dell’assemblaggio e detestano il risparmio di tessuto nella fase del taglio. Chiunque sia incappato in questi due difetti, anche magari indossando il famigerato capo intimo più costoso e blasonato, è inevitabilmente andato incontro a “aperture” tutt’altro che volontarie e a un sostegno in vita che perde di stabilità già dopo un numero ridicolo di lavaggi.

E si sa, gli indumenti intimi sono fatti per essere belli ed eleganti, ma devono essere lavati quotidianamente e con una certa energia.

boxer

Con i boxer Principe di Firenze questi problemi sono eliminati alla radice.

Qualità delle cuciture, elastico interamente cucito e coperto dal tessuto, apertura comoda, ma sempre profonda e fasciante.

Poi, per una comodità superiore, ecco i due piccoli segreti che fanno grande questo capo di manifattura toscana a marchio Principe di Firenze. Due varianti imprescindibili.

La prima riguarda la cucitura posteriore cosiddetta a “schiena d’asino”, che rende impossibile anche quando l’indumento è sottoposto a movimenti robusti, come una corsa o il camminare a lungo durante la giornata, di raccogliersi (usiamo un termine elegante) e strizzarsi nel posteriore.

La seconda, per chi non vuol rinunciare a una piacevole morbidezza nel “contatto” è quel geniale rinforzo, foderato interno in cotone jersey, con la sua doppia funzione antisfregamento e maggiore protezione del tessuto.

Vi sembra esagerato per un paio di mutande da uomo? Indossatene un paio di alta manifattura Principe di Firenze. Vi ricrederete.

https://www.principedifirenze.it/collections/intimo-uomo/

boxer principe di firenze