I due must have dell’uomo a capodanno. Se non li avete fateveli regalare.

I due must have dell’uomo a capodanno. Se non li avete fateveli regalare.

Capodanno ed eleganza maschile, un binomio che conta due must have fondamentali: papillon e gemelli. Naturalmente siete liberi di trascorrere l’ultima notte dell’anno in una capanna alla luce di un falò, ma se siete nel mondo civile (magari, perché no, a una festa) sarà bene far mente locale a questi due superaccessori.

Del resto, se siete tra quelli per cui le tradizioni contano qualcosa, conviene mantenere la regola di indossare per la “magica notte” qualcosa di inusuale che sia di ben augurio per i tanti sogni da realizzare e nello stesso tempo “santifichi” l’eccezionalità della festa e il rispetto per chi è lì, assieme a voi, a festeggiare.

Il papillon è un esempio perfetto.

Magari siete abituati a portarlo ogni giorno, ma se non siete tra questi è davvero l’accessorio adatto a una serata speciale.

Potete decidere (porta bene anche imparare a fare una cosa nuova, simbolo di dinamismo per l’anno a venire) studiandovi uno dei tanti tutorial per imparare ad annodare il papillon classico, o far finta di niente e fare un figurone con i comodi preannodati, con fascia e geniale gancetto salvafatica sul restro.

Principe li ha entrambi, basta scegliere il modello.

E la costante sono le sete rigorosamente italiane, selezionate da Principe di Firenze per tutti i prodotti in seta a proprio marchio, tra cui cravatte, pochette e papillon. Praticamente infinito il range di fantasie, lavorazioni e monocromo (indicatissimi gli smoking) tra cui scegliere a seconda dell’umore, della personalità o dell’estro del momento.

Poi ci sono i gemelli, sui quali sarà bene dire subito un paio di cose essenziali per la vostra cultura in fatto di eleganza.

Se non li avete di diamanti o di quell’oro massiccio (e perché non il platino) e frequentate le grandi corti europee è bene scherzarci su con quelli un tantino meno pretenziosi.

Sarà avere un accessorio extralusso, ma rimanere coi piedi ben saldi sul terreno… anzi sul vostro terreno di gioco. A questo scopo Principe vi viene incontro con una collezioni di gemelli da camicia (e con una intera collezione di camicie su cui indossarli) in madreperla o in semplice corda. Vedere per credere nel nostro e-shopping per farsene un’idea.

E se poi siete proprio tra gli irriducibili che ancora non possiedono né un papillon in seta, né i gemelli da camicia, ricordatevi che niente è perduto. Siete ancora in tempo per farvi un regalo originale o, ancora meglio, per farselo fare.

https://www.principedifirenze.it/papillon-principe-di-firenze/

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papillon principe

Di cotte e di crude, ecco le sete da papillon Principe di Firenze

Di cotte e di crude, ecco le sete da papillon Principe di Firenze

Un papillon in seta firmato Principe di Firenze è un concentrato di storia ed eleganza. Sceglietelo nelle pratiche versioni col gancio oppure nella tradizionale silhouette da annodare al volo e avrete immediatamente un look di cui andare a testa alta.

La scelta delle fantasie è praticamente infinita, grazie a una larghissima selezione di sete italiane di cui Principe di Firenze si vanta a buon titolo, viste le tante sete meno pregiate ed estere che ormai affollano i mercati. E proprio della storia della seta conviene fare un rapidissimo ripasso.

Per prima cosa perché ormai – e Principe di Firenze è il luogo e lo store online adatto – si deve conoscere a menadito la differenza tra le diverse sete: greggia, cruda oppure cotta o lavata. Vederla, soppesarla, approfondirne la conoscenza in ogni sfumatura di leggerezza, resistenza e colore.

Se ne siete curiosi vi interesserà sapere almeno i fondamentali. Nei suoi tremila anni di storia, dal momento che la prima filatura della seta nasce in Cina mille anni prima dell’era cristiana, la bava del baco da seta (in latino Bombix mori) che avvolge i bozzoli fino alla trasformazione in farfalle, si solidifica velocemente all’aria.

Non tutto il filamento però è seta, a questo si aggiunge un buon venti per cento di una proteina solubile in acqua, la sericina, che funziona da legante e irrobustente. Nel processo di filatura si parla di seta grezza quando non c’è stato nessun processo di lavaggio e di separazione di queste componenti del filamento. Di seta cruda, quando c’è un leggero lavaggio e di seta cotta o lavata, quando in più lavaggi viene eliminata interamente la parte collosa.

papillon principe

I diversi tipi di seta hanno naturalmente altrettanti tipi di pregio e di prestazione.

La particolarità sta nella successiva lavorazione col colore (sia esso stampato o tinto in filo) che necessita per ben stabilizzarsi sulla seta della maggiore purezza possibile.

E’ per questo che di solito le sete grezze e crude, per quanto bellissime, sono spesso monocolore e nei toni naturali. Mentre le sete cotte o lavate, più morbide al tatto, hanno una totale versatilità a qualsiasi tinta e stampa.

In qualsiasi modo la preferiate, però, dovreste sempre ricordarvi di avere tra le mani, in forma di cravatta o papillon, un materiale unico e delicatissimo.

Che va trattato con tutti i riguardi. Non tanto nell’indossarlo, perché risulta resistentissimo alle performance anche sostenute, ma nella sua manutenzione. La seta ama poco l’acqua e i lunghi lavaggi, che praticamente la dissolverebbero e ancora meno certi solventi nei detersivi che possono aggredirne la struttura.

Una cravatta macchiata, a meno che non la si possa recuperare inumidendo brevemente il tessuto, è bene portarla in lavanderia e affidarla all’esperienza di un professionista. Inoltre è sempre bene, una volta indossata, lasciare altrettanto tempo di riposo per non sottoporre a inutile stress la fibra e il capo.

Con questi pochi, semplici accorgimenti, un papillon Principe di Firenze può durare una vita intera, senza mai usurarsi al punto da doversene disfare.

https://www.principedifirenze.it/papillon-e-gemelli-must-have-capodanno/


una cravatta

Liscia, stampata o… i mille volti di una cravatta Principe di Firenze

Liscia, stampata o… i mille volti di una cravatta Principe di Firenze

Eh no, le cravatte non sono tutte uguali. E comunque la pensiate è una bella fortuna. Perché se l’accessorio più indossato al mondo (nella metà maschile, che è un po’ meno della metà esatta) fosse un’unica striscia di stoffa ci sarebbe di che soffrire di noia e monotonia.

La cravatta è quanto di più vicino ci sia a un mondo fatto di caste e titoli più o meno nobiliari… non a caso la prima divisione di classe viene spontanea ed è tra uomini con o senza cravatta, e non mancano le tifoserie per l’una e l’altra.

La democrazia della cravatta

Eppure la cravatta è anche l’accessorio più democratico. Sta bene a tutti e basta da sola a rendere elegante anche un completo così e così. Non c’è uomo al mondo che abbia superato l’età della prima comunione che non l’abbia indossata almeno una volta nella vita.

Per tutti gli altri i gradi di intensità dell’esperienza sono naturalmente diversi. Per alcuni si tratta di una volta ogni tanto, per altri la cravatta è l’ultimo gesto della routine del mattino prima di uscire, tanto che c’è chi la considera una seconda spina dorsale.

Per fare quel piccolo nodo ci vuole un tessuto magico

Dei nodi e delle loro simbologie nella scala dell’umano sapere e dell’umano apparire, ne abbiamo già parlato. Ma vi siete mai chiesti come possa oltre un metro di tessuto essere annodato al collo con tanta armonia e proporzione? La risposta è che per elevarsi al rango di cravatta ci vuole un tessuto magico: la seta!!! Con l’eccezione (per gli amanti dell’invernale) di una lana, particolarmente sopraffina.

una cravatta

Le cravatte Principe di Firenze le hanno entrambe, lana e seta, in tutte le loro elegantissime varianti.

C’è seta e seta

E da Principe (negozio o online) le troverete entrambe. La seta cruda (la quale oltre alle cravatte arricchisce anche la collezione di papillon) e la seta lavata, bellissima e morbidissima con quella sua allure un po’ fané (ma fané modernissimo) che gioca coi preziosi disegni come in certe pitture dei secoli scorsi – manierismo o macchiaioli che siano –alleggerendone la luce, ammorbidendone i contorni.

Poi ci sono le sete lavorate a jacquard, i cui toni giocano tutto sui contrasti e sulla tridimensionalità del disegni, che diventano simbolo di raffinata sobrietà.

C’è, infine, la seta lavorata a uncinetto, nella classica forma tubolare, in cui la finissima titolatura del filo è abbracciata da un rinforzo in seta che la rende allo stesso tempo impalpabile e robustissima.

Su tutte c’è poi una caratteristica a cui la cravatta Principe di Firenze non vuole rinunciare: seta italiana e delle migliori. Quando vedete un panorama di gelsi, in qualche bella fotografia del nostro nord, è probabile che le sue foglie abbiano nutrito l’unico produttore autorizzato… il simpatico baco, anch’esso un po’ principesco.

La cravatta, la seconda spina dorsale dell’uomo elegante


boxer principe di firenze

Piccoli appunti e due segreti per la biodiversità del boxer Principe di Firenze

Piccoli appunti e due segreti per la biodiversità del boxer Principe di Firenze

Che si porti sotto i pantaloni è fuori dubbio. Che lo si possa indossare con eleganza anche sulla pelle nuda è altrettanto certo. Eppure, anche se magari in questo momento il vostro intimo è un boxer in cotone, siamo certi di potervi svelare qualche piccolo trucco per starci davvero come un principe in quel boxer.

Per prima cosa accertatevi che il cotone di cui sono composti sia della stessa qualità (o anche di qualità superiore) di una buona camicia. Sembra una sciocchezza, ma un tessuto troppo leggero o “sfuggente” non è proprio il massimo della comodità.

Per non parlare poi del fatto che quel magnifico senso di assoluta libertà e comodità che si prova indossando un boxer, può trasformarsi, se l’intimo è sbagliato, in una fastidiosa tortura, compresi qualche prurito indesiderato e la necessità di frequenti “aggiustatine” che costringono a usare le mani in modo non propriamente elegante, se pur lontani da sguardi indiscreti.

Poi ci sono certi dettagli di cucito, ignoti persino alle più grandi e blasonate marche di questa particolare specie di intimo maschile. Si tratta di solito delle ampiezze dell’apertura frontale e, ancora più significativa, della tipologia di cucitura dell’elastico in vita.

Questi due particolari non amano la frettolosità dell’assemblaggio e detestano il risparmio di tessuto nella fase del taglio. Chiunque sia incappato in questi due difetti, anche magari indossando il famigerato capo intimo più costoso e blasonato, è inevitabilmente andato incontro a “aperture” tutt’altro che volontarie e a un sostegno in vita che perde di stabilità già dopo un numero ridicolo di lavaggi.

E si sa, gli indumenti intimi sono fatti per essere belli ed eleganti, ma devono essere lavati quotidianamente e con una certa energia.

boxer

Con i boxer Principe di Firenze questi problemi sono eliminati alla radice.

Qualità delle cuciture, elastico interamente cucito e coperto dal tessuto, apertura comoda, ma sempre profonda e fasciante.

Poi, per una comodità superiore, ecco i due piccoli segreti che fanno grande questo capo di manifattura toscana a marchio Principe di Firenze. Due varianti imprescindibili.

La prima riguarda la cucitura posteriore cosiddetta a “schiena d’asino”, che rende impossibile anche quando l’indumento è sottoposto a movimenti robusti, come una corsa o il camminare a lungo durante la giornata, di raccogliersi (usiamo un termine elegante) e strizzarsi nel posteriore.

La seconda, per chi non vuol rinunciare a una piacevole morbidezza nel “contatto” è quel geniale rinforzo, foderato interno in cotone jersey, con la sua doppia funzione antisfregamento e maggiore protezione del tessuto.

Vi sembra esagerato per un paio di mutande da uomo? Indossatene un paio di alta manifattura Principe di Firenze. Vi ricrederete.

https://www.principedifirenze.it/collections/intimo-uomo/

boxer principe di firenze


bretelle principe di firenze

Bretelle, talmente eleganti che c’è chi le indossa per gioco.

Bretelle, talmente eleganti che c’è chi le indossa per gioco.

Le bretelle sono tra gli accessori più eleganti. Così eleganti che non è difficile incontrare qualcuno che le indossa per gioco, fingendo un vintage ignaro di alcune regole e segnali fondamentali.

Decifriamoli insieme con le bretelle Principe di Firenze, nelle due versioni essenziali: larghe o strette, con doppia possibilità di utilizzo, pinza e bottoni.

Il primo segnale è una comodità superiore. Non solo perché questo particolare modo di tenere su i pantaloni è più stabile rispetto alla cintura anche in un corpo snellissimo, ma proprio per la capacità “di abbraccio” del tessuto elastico, che regala immediatamente un senso di elegante stabilità, anche simbolico.

Non a caso, infatti, le rappresentazioni che il grande cinema e la grande fotografia ha dato di questo accessorio, è sempre associato a una simbologia del potere e della responsabilità. Valori cioè che vanno ben oltre il semplice successo e che implicano sempre una consapevolezza di quel che si è e del proprio ruolo.

bretelle principe di firenze


nodo cravatta

Cravatte. 5 nodi e modi per dire chi sei, ma soprattutto dove vuoi arrivare

La cravatta non ha il dono della sintesi, dal momento che tra i modi principali di annodarle e le loro varianti accreditate, si arriva a quasi una ventina di sfumature. Ma oggi che il tempo scarseggia un “bignami” del nodo può essere molto utile, anzi può salvarci dalle brutte figure e dai messaggi sbagliati.

Perché la moda, l’eleganza – si sa – è prima di ogni altra cosa comunicazione non verbale. E come per il linguaggio dei fiori, anche il nostro modo di portare la cravatta – soprattutto una cravatta made in Principe di Firenze – dice molto di noi.

Partiamo allora dalla prima distinzione, il colpo d’occhio. Nodo grande o piccolo? I piccoli esprimono di solito consapevolezza della propria posizione sociale, mente aperta, collaborativa e curiosa e grande senso del dovere.

Tant’è che nascono nella Nazione che più rigidamente esprime il senso “di classe” dei propri abitanti: l’Inghilterra. Per un rapido ripasso si guardi alle annodature preferite alla Camera dei Lord o a quelle della famiglia reale, in particolare al di fuori dei cerimoniali ufficiali.

Al contrario, il nodo grossolano e grande, magari su cravatte un po’ chiassose, ci ricordano immediatamente l’America e l’enorme filmografia sui gangster. Un nodo grosso è un messaggio chiaro: sono io il più forte e domino sugli altri, con ogni mezzo che la vita mette a disposizione.

Le sfumature tra questi due contrapposti profili psicologici e di comunicazione sono essenzialmente tre e dipendono dal numero di passaggi prima del “tiro” finale della cravatta.

Il più elementare prende il nome da uno dei club più esclusivi di Londra, il Four in Hand Club anche detto tiro a quattro. Un giro e tre rapidi movimenti per comunicare dinamismo e superiore sicurezza di sé. Poi c’è il passaggio a sei movimenti, che comprende un secondo giro per dare corpo al nodo. Si chiama Victoria – ma qualcuno lo chiama anche Prince Albert – e serve soprattutto a due cose: a dare un po’ più di corpo a un tessuto particolarmente sottile oppure a nascondere le parti usurate e logore di qualche vecchia cravatta cui si è molto affezionati.

Il messaggio è il valore che riteniamo debbano avere le grandi tradizioni (e i grandi valori che queste esprimono) e l’attenzione costante e meticolosa che con queste si guida la propria vita in rapporto con gli altri.

Infine, aggiungiamo ancora due passaggi e avremo il celebre nodo Windsor (che molti conoscono anche come nodo scappino) si svolge in otto passaggi, raddoppiando con un secondo giro tutte le fasi del basico nodo a quattro. E’ un nodo importante, quasi militaresco, adatto a riempire completamente il collo di qualsiasi camicia e a farsi notare. Il suo messaggio è: sono così importante che ho sempre bisogno che qualcuno me lo ricordi, anche la mia cravatta.

Scorpi le nostre caravatte Principe di Firenze

https://www.principedifirenze.it/cravatta-uomo-elegante/


cravatta uomo

La cravatta, la seconda spina dorsale dell’uomo elegante

La cravatta, la seconda spina dorsale dell’uomo elegante

Anche in tempi sempre più orientati agli stili più informali, la cravatta rimane un accessorio indispensabile e insostituibile dell’eleganza maschile.

Forse la si indossa un po’ di meno, ma sicuramente la si indossa meglio. Se ne può fare a meno in sempre più contesti lavorativi, anche di alto e altissimo livello, talvolta persino nelle cerimonie, soprattutto se avvengono in estate. Eppure indossarla dà sempre la sensazione di un outfit davvero impeccabile, correggendo e addirittura nascondendo la qualità del taglio di una giacca o la qualità del tessuto con cui è stata realizzata.

Naturalmente se si ha il buon gusto di saperla scegliere, indossare, abbinare. Materia non facile, sulla quale torneremo spesso parlando delle cravatte proposte da Principe di Firenze e realizzate in proprio con fogge, tessuti e disegni tra i più rari ed esclusivi.

La riflessione che vorremmo fare oggi è il contrasto tra la delicatezza di questo accessorio e la sua forza effettiva.

Non a caso ancora definiamo la cravatta come una seconda spina dorsale (in tempi di 2.0 diremmo quasi un esoscheletro dell’eleganza maschile) e ciò è dovuto alla capacità della cravatta di “resistere” al nodo quotidiano anche molto stretto, rimanendo – in particolare nel caso delle cravatte Principe di Firenze – quasi eternamente giovani e in forma.

Fateci una riflessione e magari un esperimento: annodate un tessuto da giacca o da pantaloni, e vedrete che dopo un nodo tenuto per le ore in cui si porta annodata una cravatta, il tessuto già mostrerà stanchezza e addirittura si rovinerà. E parliamo di tessuti ben più consistenti di una seta garza sottile o di altri filati nobili e sottilissimi. E’ questa la magia della vostra cravatta Principe di Firenze.

Una magia che può rimanere viva per sempre grazie a una manutenzione davvero minima: lasciar “respirare” la cravatta sciogliendone delicatamente il nodo ogni sera e riponendola in pari per una notte e poi – quando serve – una stiratura a vapore che abbia l’accortezza di non toccare e premere mai sul tessuto.

Tanto che quasi sempre non occorre nemmeno un ferro da stiro, ma il semplice vapore che si sprigiona in bagno dopo una doccia calda.

https://www.principedifirenze.it/nodo-cravatta-cinque-modi/


tempo libero

Tempo libero o liberato?

Gli inglesi lo chiamano “leisure”, un termine che deriva dal latino liceità, ovvero assenza di costrizione. E proprio i latini distinguevano il tempo in otium, quello per sé, e negotium quello destinato agli affari.

Un tempo libero dunque prerogativa di libertà, ben diverso da quello “liberato” la cui nozione risale all’epoca industriale con l’introduzione del diritto alle ferie.

Va da sé che leisure o otium che sia il tempo libero qualificato ha i suoi rituali d’eleganza, praticità e presentabilità. E a questo proposito può esser utile rammentare il tizio che, suonando il campanello a un vicino presentandosi alla porta in shorts e sandali infradito ultima moda, si sentì rispondere: toh, un apostolo!

Battute a parte il vero tempo libero è raramente inoperoso: serve a coltivare passioni, a incontrare persone a tenere relazioni spesso più importanti di quelle che si è costretti a segnare nell’agenda di lavoro.

Cose che non si possono fare in giacca e cravatta ma nemmeno con quel che capita.

Secondo le proprie attitudini e il proprio tempo libero, ad eccezione dell’abbigliamento tecnico e specializzato di chi si trova a praticare uno sport (ma limitato solo alle ore di sport) ecco allora riscoprire il fascino senza tempo dei comodi chinos, della fantasia e di comfort delle bretelle (senza escludere la mitica cintura in elastico intrecciato) di una serie infinita di giubbotti pratici e confortevoli e della camicia più colorata e divertente, da portare rigorosamente aperta al collo.

Spazio dunque a materiali di pregio, a dettagli che rendono unico il capo, alla qualità di cuciture e alla sartorialità a volte sorprendente delle creazioni e a prezzi adeguati.

E attenzione a non confondere il casual con il casuale, soprattutto per quel che riguarda gli abbinamenti con l’età e personalità.

Anche se in questi tempi resi frenetici dalla crisi economica e da quella ben peggiore dell’identità, dove ogni cosa sembra essere accettata o addirittura ignorata, il pericolo latente è che i figli vogliano vestirsi e imitare i padri e i padri essere come i figli.

tempo libero


pochette e fazzoletti

Fazzoletto o pochette dunque sono

Pochette e fazzoletti hanno un’eleganza innata, cui si attribuisce talvolta ingiustamente il senso antico dell’inutilità.

In tempi fin troppo materialisti il taschino della giacca è sempre più spesso ricovero per occhiali, penne, astucci per sigari e persino gli auricolari del telefonino.

La riscoperta di questo accessorio è dunque più che un atto di vanità, ma un preciso messaggio di libertà. A condizione che si conoscano le regole di base.

 Il fazzoletto ha quelle più difficili, che dipendono dalla stiratura, dal colore e dal modo in cui si lascia sporgere dal taschino.

No alle doppie punte e un no deciso anche a ridurlo ad appena una mostrina di sapor militare.

Nella difficoltà di abbinamento alla cravatta è inoltre sempre preferibile il neutro, se non il bianco.

Altra cosa è la pochette, piegata a “polipo” e infilata nel taschino. Con la cravatta la regola non è mai l’abbinamento formale, ma un solo punto di colore che non la faccia stonare.

In entrambi i casi il tessuto dev’essere in equilibrio con l’abito non solo per contrasto di colore.
Essendo infine indice di estroversione attenzione a farli sporgere troppo sconfinando nell’esibizionismo.


nodo cravatta

Dimmi che nodo fai...e ti dirò chi sei!

La cravatta, croce o delizia che sia, è considerata scherzosamente la seconda spina dorsale dell’uomo.

Così importante da aver ispirato una serie di nodi di poco inferiore a quelli usati nella marineria che conquistava nuovi continenti e curiosi studi psicologici.

Il più gettonato tra gli spin doctor che si occupano dell’immagine di grandi uomini, asserisce a nodi piccoli e lenti profili più creativi e spirituali, mentre fa combaciare a nodi grandi, stretti e strutturati un profilo più materialista e autoritario.

Il nodo morbido, piccolo o grande, è inoltre considerato simbolo di sensibilità e apertura agli altri.

Per il resto la complessità dell’intreccio dà vita ai canonici semplice, four in hand, nicki, mezzo windsor, saint andrew, cavendish e il monumentale windsor coi suoi nove passaggi,  che indicano già dal nome la personalità di chi li predilige.

Un ultimo appunto è sulla lunghezza della cravatta una volta annodata, con la preghiera di lasciare a comici e provinciali, nelle diverse intensità, il più su o più giù rispetto alla cintura. 

nodo cravatta