Il futuro? Dimentichiamoci della moda veloce.

I clienti Principe di Firenze lo sanno già: lo stile non va d’accordo con l’usa e getta.

Ora anche il mondo lo sta scoprendo – da Greta alle kermesse internazionali più quotate della moda – cominciando ad interrogarsi su come riportare stile e moda stabilmente nei nostri armadi per lasciarceli più a lungo, anzi: molto a lungo.

Non si tratta banalmente di porre un freno ai circa 140 milioni di capi che nella media europea ogni Paese fa finire al macero – che pone i problemi ecologici, di sostenibilità e morali che ben conosciamo – ma di qualcosa di estremamente più sottile e profondo.

La natura dello stile è lenta, ad esempio, perché sedimenta etica, memoria, riti e immagine di sé, che non si piegano e non si spiegano col consumismo.

L’etica, ad esempio, al di là del suo orientamento è qualcosa che si forma sull’abitudine e l’esperienza. Difficile dunque che quel che cerchiamo nella continuità del nostro stile possa essere qualcosa di incostante e troppo mutevole. Così andremo sempre alla ricerca di materiali “nobili” costanti nel tempo e di valore, nonostante le loro moderne evoluzioni.

Che sia cotone, lana, seta, lino, pelle, cuoio, nelle loro “tradizionali” lavorazioni, saranno sempre lì a farci da bussola in uno scenario che sempre più di frequente ci sembra un po’ impazzito.

Anche per l’idea di sostenibilità che, ci sembra ovvio, non può che tendere alla durata e alla conservazione di ogni “oggetto della moda” e della fatica di chi l’ha prodotto, il più a lungo possibile.

Il futuro? Dimentichiamoci della moda veloce

La memoria è un’altra parte fondamentale dello stile.

Perché quel che amiamo indossare sarà sempre – e sempre più in futuro – la somma di due fattori. I modelli che ci derivano dalla nostra vita e dall’identità sociale, anzitutto, ma anche l’associazione di determinati capi e oggetti del nostro stile, con i nostri momenti di felicità, forza, benessere.

Cose che valgono in ogni particolare ambito della vita, sia l’apparecchiatura di una tavola per un lunch informale, una particolare essenza, il modo di vestire.

E insieme alla memoria non sono di minor conto i rituali.

Che poi altro non sono che le abitudini con cui ci rapportiamo agli impegni di ogni giorno. Qualcuno sorriderà al fatto che ci sono state grandi menti nel nostro passato che non mettevano in moto il cervello se non indossavano un certo capo o non facevano piccoli gesti rituali, ma anche senza arrivare a certi estremi (che comunque sono realtà) basta guardare all’affettività che ci porta a preferire certi capi, certi colori, certi modelli.

Perché alla fine il vero stile – e non ce n’è certamente uno solo – è aprire l’armadio e trovarsi di fronte a uno specchio in cui riconoscersi, amarsi e farsi amare.

Il grande Dante fu molto preciso in proposito.

Noi di Principe di Firenze, con la necessaria proporzione e modestia, facciamo ogni giorno del nostro meglio per confermarlo.