La cravatta non ha il dono della sintesi, dal momento che tra i modi principali di annodarle e le loro varianti accreditate, si arriva a quasi una ventina di sfumature. Ma oggi che il tempo scarseggia un “bignami” del nodo può essere molto utile, anzi può salvarci dalle brutte figure e dai messaggi sbagliati.

Perché la moda, l’eleganza – si sa – è prima di ogni altra cosa comunicazione non verbale. E come per il linguaggio dei fiori, anche il nostro modo di portare la cravatta – soprattutto una cravatta made in Principe di Firenze – dice molto di noi.

Partiamo allora dalla prima distinzione, il colpo d’occhio. Nodo grande o piccolo? I piccoli esprimono di solito consapevolezza della propria posizione sociale, mente aperta, collaborativa e curiosa e grande senso del dovere.

Tant’è che nascono nella Nazione che più rigidamente esprime il senso “di classe” dei propri abitanti: l’Inghilterra. Per un rapido ripasso si guardi alle annodature preferite alla Camera dei Lord o a quelle della famiglia reale, in particolare al di fuori dei cerimoniali ufficiali.

Al contrario, il nodo grossolano e grande, magari su cravatte un po’ chiassose, ci ricordano immediatamente l’America e l’enorme filmografia sui gangster. Un nodo grosso è un messaggio chiaro: sono io il più forte e domino sugli altri, con ogni mezzo che la vita mette a disposizione.

Le sfumature tra questi due contrapposti profili psicologici e di comunicazione sono essenzialmente tre e dipendono dal numero di passaggi prima del “tiro” finale della cravatta.

Il più elementare prende il nome da uno dei club più esclusivi di Londra, il Four in Hand Club anche detto tiro a quattro. Un giro e tre rapidi movimenti per comunicare dinamismo e superiore sicurezza di sé. Poi c’è il passaggio a sei movimenti, che comprende un secondo giro per dare corpo al nodo. Si chiama Victoria – ma qualcuno lo chiama anche Prince Albert – e serve soprattutto a due cose: a dare un po’ più di corpo a un tessuto particolarmente sottile oppure a nascondere le parti usurate e logore di qualche vecchia cravatta cui si è molto affezionati.

Il messaggio è il valore che riteniamo debbano avere le grandi tradizioni (e i grandi valori che queste esprimono) e l’attenzione costante e meticolosa che con queste si guida la propria vita in rapporto con gli altri.

Infine, aggiungiamo ancora due passaggi e avremo il celebre nodo Windsor (che molti conoscono anche come nodo scappino) si svolge in otto passaggi, raddoppiando con un secondo giro tutte le fasi del basico nodo a quattro. E’ un nodo importante, quasi militaresco, adatto a riempire completamente il collo di qualsiasi camicia e a farsi notare. Il suo messaggio è: sono così importante che ho sempre bisogno che qualcuno me lo ricordi, anche la mia cravatta.

Scorpi le nostre caravatte Principe di Firenze

La cravatta, la seconda spina dorsale dell’uomo elegante